L’Italia è libera di non coltivare Ogm come ha fatto fino ad ora e come chiedono quasi 8 cittadini su 10 (il 76 per cento)».
Lo afferma con soddisfazione il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo nel commentare il raggiunto accordo politico europeo dei ministri dell’Ambiente, che lascia liberi gli stati membri di coltivare o vietare sul suolo nazionale le colture geneticamente modificate (Ogm), senza incorrere in sanzioni o ricorsi giudiziali.
«E’ il risultato di tante battaglie di Coldiretti – aggiunge Giuriolo – ma, oltre che per la nostra organizzazione agricola, è un traguardo per tutta l’agricoltura italiana, pure di quella parte che ci ha accusato di ideologia e contrarietà al progresso, anche se non se ne rende ancora conto».
«L’unica realtà dimostrata dai fatti – spiega il presidente di Coldiretti – è che se l’agroalimentare italiano è sinonimo di qualità nel mondo è per la sua distintività, biodiversità, estrema cura nei processi produttivi, collegamento vitale col territorio di appartenenza e coi produttori, cioè di un modello di sviluppo esattamente contrario e che non può coesistere con l’omologazione portata dagli Ogm».
«Questi sono i valori del vero Made in Italy, – dichiara Giuriolo – i valori su cui puntare per differenziarsi sul mercato globale e migliorare il reddito imprenditoriale in agricoltura. Questo è il vero progresso: stare sul mercato da imprenditori, sforzarsi di elaborare un progetto economico innovativo che punti su multifunzionalità, qualità e Made in Italy; non invece rincorrere un prodotto uguale in tutto il mondo, le cui sementi sono appannaggio di poche multinazionali, col miraggio di produrre di più per aumentare il reddito (questo è quello che raccontano i sostenitori dell’Ogm), quando è sotto gli occhi di tutti che l’azienda agricola media nostrana non è socialmente e strutturalmente concepita per la quantità, ma per la qualità».
«A ben guardare - conclude Giuriolo - le coltivazioni Ogm sono anti-economiche, altrimenti si sarebbero diffuse a macchia d’olio in Europa e nel mondo. Invece e nonostante l’azione delle lobby, sono rimasti solo cinque su ventotto, i paesi Ue che li coltivano: Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania, con appena 148 mila ettari di mais transgenico Mon 810 commercializzato dalla Monsanto, piantati nel 2013, la quasi totalità in Spagna. La Francia li ha vietati recentemente con legge».
Intervento SRG01 Nome intervento BIOPLASTICA VEGETALE - Bioprocessi per la produzione sostenibile di bioplastica da scarti agricoli
Codice Intervento SRG01
Nome Intervento SRG01 - Sostegno ai gruppi operativi PEI AGRI - Fase di attuazione dei GO
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