26 Febbraio 2015
SE IL “RADECIO” DEI POVERI DIVENTA BUSINESS

BADIA POLESINE (RO) – “Radècio de busa” in insalata. Ora è solo un ricordo della nonna, domani potrebbe essere una prelibatezza lussuosa che fa girare l’economia. Nello spirito di far gustare al pubblico un sapore ed una croccantezza straordinarie, sabato sera, 28 febbraio, dalle 20 e trenta, all’agriturismo Le Clementine di Badia, storico socio Terranostra Coldiretti verrà organizzata da Slow food una serata dedicata interamente al “radècio de busa” (letteralmente: radicchio di buca) e alle preparazioni col radicchio. E’ obbligatoria la prenotazione.
“Alla serata – spiega Luciana Vallese, titolare delle Clementine – parteciperanno due produttori di Villafora, dove è nata questa tipicità, che andranno a raccontare la storia e la tecnica e mostreranno alcuni attrezzi usati per la coltivazione”.
I produttori sono Massimo Dal Lago e Gherardo Franza, associati Coldiretti, che si stanno cimentando con l’ormai sconosciuto “radècio de busa”. Non si tratta di una varietà particolare di radicchio, ma di una tecnica per far germogliare la pianta al buio, cosicché produca un cuore croccante di colore rosa, che non sarebbe ottenibile in altri modi.
Attorno alla lavorazione del “radècio de busa” c’era, fino agli anni ’60, tutta un’economia invisibile, fatta di famiglie rurali delle zone di Badia e Lusia, che d’inverno, quando la campagna era brulla e non c’erano coltivazioni in atto, cercavano di guadagnare qualche soldo, seminando il radicchio con seme proprio dell’anno prima e lavorandolo per una speciale “imbiancatura”. Il segreto era scavare una vera e propria buca, solitamente nella stalla, metterci dentro un letto a strati di paglia, letame e sabbia, stiparci le piante di radicchio raccolte con tutte le radici dal campo, ricoprire con altra paglia e attendere il germoglio. Un lavoro lungo e integralmente manuale. Ma il prodotto finale è unico e introvabile, perché nessuno più lo produce. Proprio questa unicità e rarità sono le carte vincenti per creare una nuova economia basata su un prodotto solo apparentemente povero.
“Un radicchio così speciale non avrebbe prezzo – commenta Romeo Boaretto, responsabile di Terranostra Coldiretti Rovigo. – Non ha concorrenti, si posizionerebbe ad un livello alto del mercato e la distribuzione può avvenire fuori dai canali tradizionali, ad esempio potrebbe benissimo passare dai mercati di Campagna amica. Non stiamo parlando di “un’operazione nostalgia”, ma di un prodotto che per alcune aziende orticole potrebbe veramente diventare un’opportunità economica di notevole valore. Questo potrebbe essere un vero esempio di riscoperta del passato che diventa proposta imprenditoriale per il futuro”.


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Misura PNRR, Missione 2, componente 1, investimento 2.2 "PARCO AGRISOLARE" Progetto finanziato dall'Unione europea - Next Generation EU

Questa misura prevede il sostegno agli investimenti nelle strutture produttive del settore agricolo, zootecnico e agroindustriale, al fine di rimuovere e smaltire i tetti esistenti e costruire nuovi tetti isolati, creare sistemi automatizzati di ventilazione e/o di raffreddamento e installare pannelli solari e sistemi di gestione intelligente dei flussi e degli accumulatori. OBIETTIVO: Sostenere gli investimenti per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica solare nel settore agricolo e agroindustriale, escludendo il consumo di suolo.

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