L’agricoltura di un terzo della provincia sta vivendo un dramma per le piogge continuate. Orticole, frutteti, cereali, le colture in sofferenza. Le aree più colpite sono la destra Adige, fra Badia e Lendinara, e l’alto Polesine, tra Melara e Castelmassa. Il territorio polesano, però, sta contenendo gli allagamenti soltanto grazie all’invisibile, ma continuo ed efficace, pompaggio delle idrovore dei due consorzi di bonifica locali, che in queste ore preservano il Polesine dalle inondazioni che toccano altre aree del Veneto.
“E’ in momenti come questi – commenta il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – che si dovrebbe capire che i continui tagli orizzontali che la Regione Veneto compie sui finanziamenti per la bonifica, in Polesine diventano mortali, perché siamo una terra sotto il medio mare, condannata alla subsidenza, causata dalle estrazioni metanifere: per non allagarci, pompiamo acqua anche in situazione normali, figuriamoci ora. E’ grazie all’efficienza e all’organizzazione dei due consorzi se paesi e campagne non sono ancora sotto acqua”.
Sono circa 750-800 millimetri di pioggia caduta tra ottobre 2012 ed aprile 2013, contro la media di 550-600 millimetri in un intero anno. I terreni sono impregnati. Il Consorzio di bonifica Delta solleva attualmente 20 milioni di metri cubi d’acqua al mese. Nel delta cominciano le infiltrazioni d’acqua dai fiumi e dal mare. Il Consorzio di bonifica Adige Po ha speso nei primi tre mesi del 2013, 110 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso per il pompaggio delle acque. Ed altri 200 mila euro, non regionali, ma del proprio bilancio, per gli interventi su frane e smottamenti, come la falla arginale sul Cavo destro di Gaiba.
La falda acquifera è salita di un metro, nel comprensorio del Cdb Adige Po, è arrivata al piano campagna. I terreni non scolano più in modo naturale.
“Le aziende agricole sono stremate e in forte crisi di liquidità – spiega Giuriolo – Prima la siccità che ha creato danni da cui non si è rientrati. Ora la pioggia persistente impedisce di seminare; chi ha seminato il mais ha già un danno da ritardo del 25 per cento; non si riesce ad entrare nei campi per le concimazioni ed i trattamenti; i frutteti sono in asfissia radicale; gli orticoltori hanno perso i trapianti ed almeno due cicli produttivi. I fatti si commentano da soli – conclude Giuriolo – Il credito agevolato che chiediamo da mesi, serve adesso”.
LA SITUAZIONE AGRARIA
La pioggia sta mettendo a rischio particolarmente l’agricoltura dell’alto Polesine e destra Adige.
Qui si registra il maggior ritardo nelle semine di mais e soia. Già seminare oltre il tempo giusto, scompagina il ciclo vitale della pianta e comporta un 25 per cento di produzione in meno. Se si proietta il dato su tutta la provincia i danni sa solo ritardo ammontano già a diversi milioni.
I campi di frumento, impregnati d’acqua, impediscono di entrare per le normali lavorazioni.
Gli impianti di meloni e cocomeri in piena aria, da Melara a Castemassa, sono a rischio asfissia radicale per i ristagni d’acqua. Nei frutteti di peri cadono i frutticini, del 30-40 per cento sul pero Abate e del 20 per cento sulle altre varietà. Il kiwi è in ritardo nella fioritura: se le condizioni non mutano ci sarà una perdita dell’impollinazione del 70-80 per cento. Sui pescheti si è notato un 20 per cento in meno di trasformazione dei fiori in frutticini. Tutti i frutteti soffrono di asfissia radicale e nelle parti allagate si teme per la vita delle piante.
Intorno a Lusia, è completamente saltata la programmazione trapianto-raccolto delle orticole in campo. Sono stati pesi almeno due cicli e quindi ci saranno vuoti di prodotto, sfasature di maturazione, investimenti su impianti che non entreranno in produzione. Situazione simile anche a Rosolina, sebbene stia dall’altra parte della provincia, dove sono marcite le patate precoci, il radicchio rosso ha dato pezzature piccole e le carote sono a rischio marcescenza delle radici.
Nel resto del Polesine, oltre al generale problema di ritardo nelle semine del mais, c’è la difficoltà ad entrare nei campi per i diserbi e le sarchiature alle barbabietole, il che si tradurrà in un ribasso di produzione.
L’unica coltura che attualmente non risente del clima è l’aglio bianco polesano Dop, che sarà raccolto ed essiccato in piena estate. Invece, l’aglio fresco sta mostrando teste piccolissime.
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