Zanellati (Coldiretti), “Le aziende agricole under 30 sono quelle che innovano””
«Ad essere vecchie ed anche poche sono soprattutto le idee con le quali si vuole affrontare la crisi. Si ripropongono modelli di sviluppo fondati sulla finanza e sulle economie di scala che hanno già fallito altrove e che non hanno nulla a che fare con le peculiarità del paese: l’Italia può tornare a crescere solo se investe nelle proprie risorse che sono i territori, l'identità, il turismo, la cultura e il cibo. E si mettono in difficoltà i giovani».
Così Enrico Zanellati, delegato di Giovani impresa Rovigo, di ritorno dall’assemblea nazionale del movimento degli imprenditori under 30 di Coldiretti, che si è tenuta a Roma il 17 maggio scorso, cui ha partecipato un nutrito gruppo polesano.
Da quell’incontro è emersa ed ha fatto il giro di tutte le testate giornalistiche la notizia che la classe dirigente italiana ha un’età media di 59 anni, la più vecchia d’Europa.
«Una classe dirigente – aggiunge Zanellati – che andrà in pensione prima che si risolva la crisi e che rinuncia alle energie e alla creatività dei giovani, l’unica forza che dimostra di avere lo spirito d’iniziava giusto per contrastare il difficile momento economico. E lo dimostra proprio il settore agricolo. In un momento in cui tutti gli altri settori si contraggono e chiudono – spiega Zanellati – i giovani impegnati in agricoltura, organizzati da Coldiretti all’interno del progetto economico per una filiera agricola italiana, aprono nuove attività imprenditoriali e lo vediamo anche qui in Polesine: agriturismi, mercati, aziende che si rinnovano e che s’inventano nuove modalità di stare sul mercato».
«Per consolidare questi risultati – dice Zanellati - serve una politica di creazione di imprese giovani all’interno di un’idea precisa di crescita economica del paese, che si basi su intelligenti attività di promozione e di accompagnamento alla fase di progettazione; su meccanismi di assistenza allo start-up; su innovative ipotesi per la messa a disposizione delle giovani imprese dei terreni, su un coordinamento tra le diverse competenze; su una regolamentazione e semplificazione dell’accesso al credito per evitare che in un momento di crisi economica e di scarsità di risorse si rischi di lasciare inutilizzate risorse disponibili e a cui i nostri giovani non riescono ad accedere».
L’agricoltura è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori agricoli under 30 negli ultimi quindici anni. Nell’attività manifatturiera tale percentuale si è più che dimezzata. La presenza di giovani agricoltori è rimasta percentualmente stabile, a conferma che il ricambio generazionale in agricoltura è più alto che in altri settori.
Le giovani imprese hanno la metà delle possibilità di accedere al credito rispetto a quelle adulte, ma crescono il triplo. L’esperienza del settore agricolo conferma che quando in azienda è presente un giovane la crisi si fa meno sentire, con risultati migliori in termini di reddito ed occupati.
Il 33 per cento dei giovani agricoltori si trova in fase di espansione aziendale, al nord come al sud, contro il 10 per cento della media nazionale, e ciò nonostante le possibilità di ottenere finanziamenti dalle banche si riducono della metà: il 17 per cento degli under 30 segnala difficoltà rispetto all’8 per cento degli adulti. Gli under 30 sono particolarmente attivi nell’export, con il 13 per cento dei giovani che vende oltre confine, contro una media nazionale dell’8 per cento. Il 40 per cento dichiara di aver aumentato il proprio fatturato nell’ultimo anno.
Ancora, il 37 per cento - continua Coldiretti - vuole espandersi nei prossimi tre anni, attraverso l’affitto (22 per cento) o l’acquisto di terreni (15 per cento). Un’azienda su due vanta anche una certificazione di qualità mentre il 63 per cento è multifunzionale contro il 37 per cento del campione nazionale. Non a caso, il principale settore di investimento per i giovani imprenditori (42 per cento) è la vendita diretta dei propri prodotti, seguita da agroenergie (24 per cento) e agriturismo (18 per cento). Ma la filiera corta con la vendita diretta in azienda o nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica è anche il canale commerciale preferito (64 per cento contro il 36 per cento del campione nazionale). Sul fronte occupazionale, nelle giovani imprese agricole lavorano stabilmente in media tre persone all’anno. Forte la presenza di lavoratori immigrati, in media del 18 per cento contro il 10-11 per cento generale. Non mancano però gli ostacoli: per il 36 per cento dei giovani la principale difficoltà per lo sviluppo di impresa è la burocrazia.
Intervento SRG01 Nome intervento BIOPLASTICA VEGETALE - Bioprocessi per la produzione sostenibile di bioplastica da scarti agricoli
Codice Intervento SRG01
Nome Intervento SRG01 - Sostegno ai gruppi operativi PEI AGRI - Fase di attuazione dei GO
Clicca qui per la