3 Settembre 2014
CRISI FRUTTA E STOP RUSSIA, COLDIRETTI RIUNITA A VERONA

VERONA - "All’ortofrutta del territorio il blocco russo provocherà un danno dell'ordine di milioni. Pensiamo alle produzioni di pere e mele che sono molto apprezzate nel mercato russo e su cui parecchi produttori hanno fatto importanti investimenti e si ritrovano con ora con una sovrapproduzione difficile da smerciare. Quello russo tra l'altro è un mercato Bric che avrebbe ancora grandi potenzialità per l'export, come conferma la domanda in progressiva crescita di prodotti europei e occidentali”.
Un commento amaro viene dal presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, che con un gruppo di frutticoltori polesani ha partecipato ieri sera, 2 settembre, all’incontro organizzato dalla Coldiretti veronese sulla grave crisi del mercato ortofrutticolo, aggravata dallo stop russo alle importazioni dalla Ue. Vi hanno preso parte oltre un centinaio di persone, tra presidenti di sezione, imprenditori agricoli di Verona, Padova e Rovigo, il vice presidente confederale Mauro Tonello, Giorgio Piazza e Pietro Piccioni, rispettivamente presidente e direttore della Coldiretti Veneto.
 
“L’embargo russo ha peggiorato una crisi, quella dell’ortofrutta, già grave – ha esordito il vice presidente nazionale Coldiretti Mauro Tonello. - Oltre alle perdite economiche per il mancato export, a preoccupare è l’effetto domino. Infatti la situazione dell’Italia è comune anche ad altri paesi che, a seguito dell’embargo riverseranno le loro produzioni all’interno della Comunità europea. La Polonia, ad esempio, esporta notevoli quantità di mele verso la Russia. Ora questi quintali di frutta saranno immessi nel mercato europeo, con effetti ingovernabili anche sui prezzi”.
L'embargo russo, in generale, costerà al Veneto una perdita di volumi d'affari, di quote di mercato, di posti di lavoro. Il Veneto, secondo la ricerca prodotta dal Servizio studi del Consiglio veneto, complessivamente ha esportato in Russia, nel 2013, merci per 1,8 miliardi di euro (erano 1,2 nel 2010) ed ha importato per 554 milioni. Vicenza è la provincia che esporta di più, per un valore complessivo che nel 2013 si è attestato sui 495 milioni di euro. Seguono Treviso, con 387 milioni, Padova, 383, Verona a quota 363 (in aumento rispetto ai 246 milioni del 2010), Venezia a 132, Belluno, a 57 milioni e Rovigo, a 15 milioni. 
“La problematica deve essere affrontata sul territorio in modo condiviso. Questa situazione drammatica potrebbe essere l'occasione per rivedere il sistema di filiera - ha sottolineato Giorgio Piazza, che ha suggerito la creazione in Veneto di “camere di compensazione, in forma associata o privata, per sopportare i periodi di calo di domanda. In questo modo si potrebbe stoccare la frutta a prezzi accettabili, riducendo le perdite. Questa soluzione, in forma cooperativa, viene già adottata in Trentino con buoni risultati”. Secondo Piazza: “La Russia assorbe il 10 per cento della produzione di ortofrutta nazionale, percentuale che può essere compensata attraverso altri mercati, anche quello interno. Ma è necessario ripensare a una promozione dei prodotti”.  
“I 125 milioni complessivamente stanziati dalla Commissione per tutta l’Unione europea a seguito della crisi del comparto e del blocco delle importazioni in Russia di alcune categorie di prodotti alimentari – ha aggiunto Tonello - non sono sufficienti a fronte dei danni diretti e indiretti che si stanno verificando. Questi fondi andrebbero incanalati nella promozione sul mercato interno dove c'è margine di crescita, attraverso messaggi efficaci rivolti al consumatore italiano: qualità e salubrità dei nostri prodotti sono superiori a quelle del resto d'Europa. A tal proposito sarebbe opportuno sollevare ancora una volta la questione che in Europa ci sono regole diverse per i produttori, differenze tra noi e gli altri paesi. Ma per fare questo il governo deve impegnarsi nel monitoraggio dei costi, perché vanno eliminate le differenze dei prezzi alla vendita. L'attuale modello di distribuzione è discutibile, l'impressione è che viga la legge del più forte”.
Complessivamente, si stima che solo per l'Italia siano state bloccate spedizioni di prodotti agroalimentari per un valore di circa 200 milioni di euro tra ortofrutta, carni, salumi, latticini e formaggi. “Ma ai danni diretti – ha aggiunto Tonello - si sommano quelli indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato, provocata dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in italy, mentre c’è anche la possibilità che vengano dirottati sul territorio nazionale i prodotti agroalimentari di bassa qualità di altri paesi che non trovano più uno sbocco in Russia”.
Tonello ha, inoltre, giudicato tardivo l’intervento annunciato dal commissario europeo Dacian Ciolos a sostegno delle pesche e nettarine in crisi per l’anomalo andamento stagionale che ne ha rallentato i consumi e accavallato i periodi di maturazione, crisi poi aggravata dal blocco di Putin. “A questo punto – ha concluso - per accelerare i tempi per il prodotto in eccesso occorre individuare, insieme alla beneficenza e alle altre destinazioni, strumenti straordinari per compensare le gravi perdite del settore. E’ necessario, soprattutto compensare le risorse disponibili per la promozione a livello nazionale per aumentare l’efficacia di intervento ed evitarne la dispersione”.

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Questa misura prevede il sostegno agli investimenti nelle strutture produttive del settore agricolo, zootecnico e agroindustriale, al fine di rimuovere e smaltire i tetti esistenti e costruire nuovi tetti isolati, creare sistemi automatizzati di ventilazione e/o di raffreddamento e installare pannelli solari e sistemi di gestione intelligente dei flussi e degli accumulatori. OBIETTIVO: Sostenere gli investimenti per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica solare nel settore agricolo e agroindustriale, escludendo il consumo di suolo.

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