PORTO VIRO (RO) – I pescatori vogliono fare il loro lavoro, liberati dai laccioli burocratici. Il settore ittico è regredito ai prezzi di 20 anni fa; nel frattempo è andato perduto il 32 per cento delle imprese di pescatori, l’acquacoltura è ferma e l’immobilismo delle politiche del comparto l’ha consegnato all'invasività della normativa europea. Nel mezzo, la redistribuzione delle concessioni dal 2014 ed il prossimo calo delle produzioni di acquacoltura a causa dell’agonia delle lagune, non più sottoposte a vivificazione. Per il Polesine si aggiunge l’annosa vicenda, ancora irrisolta, della demanialità delle lagune e la disparità di superficie coltivabile rispetto alle marinerie di Venezia e Ferrara.
Un quadro disastrato è emerso dal workshop sulla “Normativa delle concessioni demaniali e problematiche connesse al mondo della pesca”, organizzato da Impresapesca e Coldiretti Veneto, stamani, al Centro visitatori dell’Ente parco di Porto Viro. Ma anche l’ottimismo dell’organizzazione agricola, che per bocca del presidente regionale, Giorgio Piazza, ha assicurato: “C’è bisogno di condivisione e soprattutto, di certezze per gli imprenditori. Di togliere le complicazioni burocratiche. Con Impresapesca Coldiretti sta intervenendo nel settore ittico per fare chiarezza e dare risposte alla gente che lavora e opera nel comparto. Imprenditori che hanno bisogno di essere messi in condizione di fare con passione, il loro lavoro, in armonia l’azione della natura di questi ambienti dinamici di incontro tra acqua dolce e salata, dove basterebbero pochi interventi, costanti”.
Tonino Giardini, responsabile nazionale di Impresapesca ha sottolineato l’importanza di un’evoluzione professionale: “Oggi la pesca e l’acquacoltura sono attività che non fanno reddito. Si vende a prezzi di 20 anni fa, con i costi di gestione aumentati del 280 per cento e con i problemi ambientali degli scarichi a mare inadeguati. Il prodotto, però, acquista sempre più valore e rischiamo di aumentare sempre di più le importazioni dal resto del Mediterraneo, dove ci sono attenzioni diverse su qualità e salubrità e minori costi. Non possiamo reggere questo confronto – ha detto Giardini – se non posizionandoci sul mercato e appropriandoci di una parte della filiera, come hanno fatto i produttori agricoli nel primario”.
Un compiuto rendiconto sulla consistenza del settore ittico veneto è stato compiuto da Alessandro Faccioli, responsabile veneto di Impresapesca: 3713 imprese, di cui 1500 di pesca; 1531 di acquacoltura, 99 di commercio all’ingrosso di prodotto fresco, 28 di commercio all’ingrosso di surgelato o conservato, 203 di commercio al dettaglio, 299 di commercio ambulante. Poi il problema delle disparità di superfici coltivate: “A Venezia – ha spiegato Faccioli – la superficie è di 2.37 ettari per operatore; a Porto Tolle dei 5000 ettari in concessione, solo 350 sono utilizzati e quindi, solo 0,24 ettari effettivi sono disponibili per addetto”. Sul contenzioso in atto sulla demanialità di parte delle lagune polesane ha detto: “Ci impegniamo a stimolare le istituzioni e gli enti, affinché vegano finalmente rilasciate dopo oltre tre anni le concessioni in laguna di Caleri, vengano attivati i nuovi procedimenti di delimitazione delle lagune, dichiarandole finalmente beni del demanio marittimo, e venga tutelato il diritto di pesca e acquacoltura nelle acque tra il Po di Maistra ed il Po di Goro al Consorzio delle cooperative pescatori del Polesine”.
La Regione Veneto, presente col capo del Genio civile di Rovigo, Adriano Camuffo, ha fatto un’apertura molto apprezzata: “Il nostro ufficio è aperto e disponibile ad ogni iniziativa che muove l’economia, entro i margini di manovra delle direttive regionali. Ci sarà entro l’anno un primo bando che riguarderà le concessioni delle nuove aree su cui non ci sono contenziosi in corso. Un secondo bando riguarderà le aree già concesse i cui diritti scadranno dal 2014”.
E qui arriva l’ansia maggiore degli attuali concessionari, ma anche qualche rassicurazione da parte di Stefano Zunarelli, professore di diritto della navigazione all’Unibo: “La direttiva Bolkestein è storia passata perché non si applica alla pesca e acquacoltura, che non sono servizi. Però sono i principi di libertà di stabilimento e di iniziativa economica derivanti dal diritto europeo che fanno sì che tutte le imprese hanno diritto di partecipare alle procedure di evidenza pubblica. Ma la legge regionale può prevedere delle proroghe, quando queste sono adottate in prospettiva transitoria e finalizzate ad arrivare alla successiva procedura trasparente. L’importante è che le imprese arrivino preparate a quel momento – ha concluso – ad esempio sperimentando reti d’impresa che consentano di ovviare alle piccole dimensioni e alla carenza di strutturazione”.
Infine, un intervento del direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Giancarlo Mantovani, che ha dimostrato con dati e mappe aeree che: “Fra tre anni, se non si proseguiranno i lavori di manutenzione delle lagune, le bocche a mare si chiuderanno, l’acqua diventerà color caffelatte e la pesca sarà impossibile, come era accaduto alla fine degli anni ‘80”. Il problema è quello del taglio totale dei finanziamenti regionali alla vivificazione degli ambienti deltizi che c’entra molto, non solo con la sopravvivenza della laguna, ma anche con la produzione ittica. “Quando si chiusero i finanziamenti dei Piani integrati mediterranei, alla fine degli anni ’90 – ha spiegato Mantovani – ci fu un calo della produzione, che riprese quando ripresero i finanziamenti regionali a partire dal 1999. Negli anni 2011-12-13 abbiamo zero euro e calerà la produzione: già ci sono stati fenomeni di morìa. Il problema è l’idrodinamica lagunare: l’acqua deve scorrere entro le lagune e deve essere mantenuta la morfologia originaria con una bocca a mare attiva, i canali sublagunari e le barene. Significa escavo dei canali, consolidamento degli scanni e ripristino delle barene. Ci vuole il coraggio delle scelte – ha concluso – se si dice che la laguna è importante per l’economia ed il territorio, allora bisogna collaborare per cercare delle modalità di finanziamento. In fondo servirebbero 2-3 milioni di euro l’anno per avere dei buoni risultati su novemila ettari di lagune”.
Intervento SRG01 Nome intervento BIOPLASTICA VEGETALE - Bioprocessi per la produzione sostenibile di bioplastica da scarti agricoli
Codice Intervento SRG01
Nome Intervento SRG01 - Sostegno ai gruppi operativi PEI AGRI - Fase di attuazione dei GO
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