ROVIGO – Stamani (8 novembre) un pullman di imprenditori agricoli polesani di Coldiretti Rovigo è arrivato ad Ospedaletto Lodigiano (Lodi) per dar man forte ai colleghi veneti, lombardi e di molte altre regioni italiane che da ieri (7 novembre), giorno e notte, stanno presidiando il centro di distribuzione commerciale del colosso francese del latte Lactalis. Un’iniziativa della confederazione che è passata sui media come “Guerra del latte”.
“Il nostro latte made in Italy è sottopagato e rischiamo di perdere le ultime stalle rimaste. Già in Polesine si contano sulle dita delle mani e stanno resistendo stoicamente alla crisi - sintetizza il direttore di Coldiretti Rovigo Silvio Parizzi, al telefono dal presidio nazionale -. I costi medi di produzione sono pari a 38-41 centesimi al litro e i compensi riconosciuti ai produttori sono scesi a 34 centesimi. Teniamo conto che la contrazione del settore zootecnia da latte avrà ripercussioni negative su tutta l’agricoltura italiana e già lo vediamo in particolare sul comparto cerealicolo, di cui il Polesine è grande produttore”.
“La Lactalis – spiega il direttore Parizzi - dopo aver fatto campagna acquisti con i principali marchi del made in Italy (Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli) è diventata il primo gruppo del settore ed ora fa affari sulle spalle dei produttori italiani imponendo una politica dei prezzi al ribasso iniqua e squilibrata. Gli allevatori chiedono il rispetto della legge 91 del luglio 2015 che, in esecuzione dei principi comunitari, impone che il prezzo del latte alla stalla debba essere commisurato ai costi di produzione”.
L’industria ha deciso unilateralmente di tagliare i compensi per il latte alla stalla di oltre il 20 per cento rispetto allo scorso anno, per gli allevamenti della Lombardia dove si produce quasi la metà del latte italiano ed è quindi un punto di riferimento nazionale. Il prezzo del latte riconosciuto oggi agli allevatori è inferiore a quello di venti anni fa.
“Nel 2015 hanno chiuso circa mille stalle, oltre il 60 per cento delle quali si trova in montagna – aggiunge Parizzi -, con effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla qualità dei prodotti. Sono sopravvissute a fatica appena 35 mila stalle che rischiano però di scomparire perché gli allevatori non riescono a coprire neanche i costi per dare da mangiare agli animali. Stiamo parlando di un settore che rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare italiano: circa 28 miliardi di euro e quasi 180 mila gli occupati nell’intera filiera. Considerato – conclude Parizzi - che a fronte di una produzione nazionale di circa 110 milioni di quintali di latte sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente dall’estero, c’è il rischio concreto che il latte straniero possa per la prima volta superare quello tricolore. E per ogni milione di quintali di latte importato in più scompaiono 17 mila mucche e 1.200 occupati in agricoltura”.
Intervento SRG01 Nome intervento BIOPLASTICA VEGETALE - Bioprocessi per la produzione sostenibile di bioplastica da scarti agricoli
Codice Intervento SRG01
Nome Intervento SRG01 - Sostegno ai gruppi operativi PEI AGRI - Fase di attuazione dei GO
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