Si chiama corilicoltura e rappresenta un’opportunità concreta per gli imprenditori agricoli polesani. Si tratta della coltivazione del nocciolo che potrebbe significare, anche in Polesine, un percorso imprenditoriale di valore, presente e futuro. “L’incontro si inserisce nell’ambito della ricerca intrapresa da Coldiretti Rovigo di nuove strade percorribili dagli imprenditori agricoli per differenziare la loro attività agricola – ha spiegato il vicedirettore Romeo Boaretto, introducendo il tema dell’incontro, appunto la corilicoltura, trattato ieri sera nella sede provinciale dell’Associazione. Tra i relatori, il responsabile economico di Coldiretti Veneto Pier Andrea Odorizzi: “Con questo progetto – ha spiegato - offriamo ai nostri associati la possibilità di aderire ad un percorso di filiera unico nel suo genere, dal ciclo compiuto, con il prodotto che può essere collocato nel mercato già prima di essere raccolto dalla pianta”. La parola è stata quindi lasciata al dott. Enrico Vidale, esperto di scienza forestale ed impegnato in prima persona nella coltivazione del nocciolo, fornire un’analisi agronomica ed economica della produzione di nocciole: “Il nostro Paese è secondo a livello mondiale per la produzione di nocciole, dopo la Turchia che detiene il 70% della produzione – ha spiegato – ma in termini di qualità, le nocciole italiane sono migliori”. Più buone e fortemente desiderate da un’azienda leader a livello mondiale dell’industria dolciaria come Ferrero, che da sola gestisce circa due milioni di ettari di noccioleti. “Solo il 10% delle nocciole raggiunge la grande distribuzione mentre il 40% è assorbito dalla pasticceria ed il restante 50% dall’industria dolciaria – ha sottolineato Vidale – si tratta di un mercato che cerca la qualità del prodotto italiano, le cui differenti varietà sono apprezzate, a livelli diversi, per sgusciatura, sfericità e pelabilità”. Basti pensare alla pregiata varietà tonda gentile delle Langhe, tipica del Piemonte. “La coltivazione delle nocciole è comunque una scelta imprenditoriale non priva di rischio, di cui fino ad ora è mancata la cultura, oltre alla coltura in Italia – ha spiegato – nonostante ci sia la possibilità di entrare in una filiera virtuosa e completa, visto che anche il materiale di scarto della produzione diventa biomassa anch’essa particolarmente richiesta dal mercato, occorrono quattro anni prima di iniziare a raccogliere le nocciole e dagli otto ai dieci anni prima che la produzione entri a regime”. Ai numerosi presenti in sala sono stati illustrati anche i costi di gestione agronomica ed ordinaria, oltre agli aspetti più tecnici relativi al sesto d’impianto, alla potatura ed alla raccolta. È stata discussa inoltre la sostenibilità finanziaria dell’investimento: “Ferrero offre un’opportunità unica nel suo genere – ha spiegato Pier Andrea Odorizzi – proponendo un contratto di filiera che consente al produttore di ripagare alla banca l’investimento dopo dieci anni, visto che la produzione inizia solo dopo quattro anni. Le possibilità di accedere a questa possibilità sono maggiori per chi aderisce al progetto di Coldiretti, che si configura come interlocutore privilegiato per l’industria”. Soddisfatto il presidente provinciale di Coldiretti Mauro Giuriolo: “Ho visto i presenti particolarmente curiosi ed attenti – ha concluso – ritengo che questa sia una buona opportunità perché coinvolge l’intera filiera senza perdere la dimensione umana, valorizzando gli imprenditori che hanno voglia di rimboccarsi le maniche”. Gli uffici di Coldiretti Rovigo sono a disposizione degli interessati per fornire maggiori informazioni sul tema.
Intervento SRG01 Nome intervento BIOPLASTICA VEGETALE - Bioprocessi per la produzione sostenibile di bioplastica da scarti agricoli
Codice Intervento SRG01
Nome Intervento SRG01 - Sostegno ai gruppi operativi PEI AGRI - Fase di attuazione dei GO
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