8 Luglio 2015
COLDIRETTI CONTRO IL “FORMAGGIO SENZA LATTE”

“Questa è una battaglia di civiltà per la difesa della qualità del cibo che tutti mangiamo, nella fattispecie del latte e derivati, contro le speculazioni di una certa industria lattiero casearia che vorrebbe poter usare liberamente polvere di latte per produrre formaggi e yogurt appunto “senza latte”, abbassando la qualità, omologando i sapori, prestando il fianco al rischio di frodi e perdendo quella distintività che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura ai formaggi, yogurt e latticini Made in Italy”.
Sintetizza così il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, la partecipazione dell’Associazione polesana alla grande manifestazione nazionale di Coldiretti che si sta svolgendo a Roma, in piazza Montecitorio, dove sono convenuti allevatori, casari e consumatori da tutte le regioni italiane per impedire che venga rimossa la legge italiana n. 138 dell’11 aprile del 1974 che vieta l’uso di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la produzione di formaggi e yogurt, come invece vorrebbe la Commissione europea che ha diffidato l’Italia.
“Siamo di fronte – aggiunge Giuriolo - all’ultimo diktat sull’agroalimentare di un’Europa pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti, difesi da generazioni di produttori”.
“Facciamo conto – chiarisce il presidente Giuriolo – che con un chilo di polvere di latte, che costa sul mercato internazionale 2 euro è possibile produrre 10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti di yogurt e tutto con lo stesso identico sapore, perché viene a mancare quella distintività che solo il latte fresco dei diversi territori può dare”.
Per un chilo di mozzarella ci vogliono 5 litri di latte alla stalla (costo: euro 1,75), ma se fosse abrogata la normativa italiana, potrebbero bastare 500 grammi di latte in polvere (costo: un euro); per un chilo di yogurt ci vogliono 1,2 litri di latte (costo euro 0,42), ma anche solo 120 grammi di latte in polvere (costo euro 0,24).
“La polvere di latte - spiega il presidente Giuriolo - è un prodotto “morto”, privo di proprietà organolettiche, che può arrivare da qualsiasi parte del mondo dove i maggiori produttori sono Nuova Zelanda e Stati Uniti, mentre in Europa i leader sono Francia e Germania. Fra l’altro - prosegue - le importazioni di latte e crema in polvere sono aumentate del 16 per cento nel primo trimestre 2015 rispetto allo scorso anno e non è un caso che i 2/3 provengano proprio da Francia e Germania, l’asse che detta la linea politica dell’Unione europea”.
“Il processo di disidratazione – spiega ancora Giuriolo - consente di concentrare i costituenti del latte rendendoli conservabili a temperatura ambiente per oltre un anno e la tecnologia di produzione prevede che il latte, dopo essere stato corretto del suo contenuto di grassi, venga trattato termicamente con una perdita di valore biologico delle proteine del latte che può essere anche rilevante”.
“L’Italia grazie alla tutela della legge nazionale – conclude Giuriolo - ha conquistato un primato internazionale nella qualità e nella varietà della produzione di formaggi con ben 487 diversi tipi censiti a livello nazionale, 33 solo in Veneto, che il comportamento delle lobby industriali rischia ora di far crollare. E sono quegli stessi industriali che pagano il latte italiano al di sotto del costo di produzione”.
DA UN CHILO DI POLVERE DI LATTE A 2 EURO SI OTTENGONO
-       10 litri di latte
-       15 mozzarelle da 125 grammi
-       64 vasetti di yogurt da 125 grammi

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Questa misura prevede il sostegno agli investimenti nelle strutture produttive del settore agricolo, zootecnico e agroindustriale, al fine di rimuovere e smaltire i tetti esistenti e costruire nuovi tetti isolati, creare sistemi automatizzati di ventilazione e/o di raffreddamento e installare pannelli solari e sistemi di gestione intelligente dei flussi e degli accumulatori. OBIETTIVO: Sostenere gli investimenti per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica solare nel settore agricolo e agroindustriale, escludendo il consumo di suolo.

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