“La decisione di proseguire con fermezza sulla strada della trasparenza con l’etichetta di origine obbligatoria per il grano impiegato nella pasta e per il riso è coerente con gli impegni assunti ma soprattutto risponde alle esigenze di oltre il 96% dei consumatori che chiedono che venga scritta sull'etichetta in modo chiaro e leggibile l'origine degli alimenti secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole”. E’ quanto afferma il direttore di Coldiretti Rovigo Silvio Parizzi in riferimento alla firma dei decreti interministeriali da parte dei Ministri Maurizio Martina delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, per l’introduzione in via sperimentale dell’obbligo di etichettatura d’origine. Positivo anche il commento del presidente provinciale Mauro Giuriolo: “Si tratta di un segnale importante a tutela del made in Italy anche se 1/3 della spesa resta anonimo, dall’ortofrutta trasformata alle conserve ed ai succhi, fino al concentrato di pomodoro. Occorre venga esteso l’obbligo di indicare l’origine, per evitare che questi prodotti siano spacciati come italiani mentre sono importati dall’estero”. L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive locali e con esse il lavoro e l’economia del Polesine. “Di fronte all’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga ad indicare l’origine per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per il miele ma non per il riso, per il pesce ma non per il grano nella pasta, per la frutta fresca ma non per i succhi, l’Italia che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche - sottolinea Giuriolo - con un profonda revisione delle norme sul codice doganale nel settore agroalimentare, che pretendono paradossalmente di chiamare addirittura farina italiana quella ottenuta dal grano straniero macinato in Italia”. Uno sprint che arriva in un momento storico difficile per l’economia, che subisce concorrenza sleale, speculazioni ed importazioni selvagge: due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero senza indicazione in etichetta, come pure 1 pacco di riso su 4, così i succhi di frutta o il concentrato di pomodoro le cui importazioni dalla Cina sono aumentate del 43% nel 2016 ed hanno raggiunto circa 100 milioni di chili, pari a circa il 20 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. “Storicamente Coldiretti Rovigo si è battuta per l’obbligo d’origine in etichetta e per la trasparenza delle filiere – conclude Giuriolo – non possiamo che essere soddisfatti di questo passo in avanti compiuto dal nostro Paese, particolarmente importante per la filiera cerealicola polesana, vero granaio del Veneto – aggiunge – che non deve però rimanere un fatto isolato ma deve anzi aprire la strada ad un processo di trasparenza per tutte le produzioni made in Italy a livello europeo e nazionale. Solo così potremo salvare le nostre imprese agricole e le nostre filiere a livello locale”.
Intervento SRG01 Nome intervento BIOPLASTICA VEGETALE - Bioprocessi per la produzione sostenibile di bioplastica da scarti agricoli
Codice Intervento SRG01
Nome Intervento SRG01 - Sostegno ai gruppi operativi PEI AGRI - Fase di attuazione dei GO
Clicca qui per la