“Coldiretti Rovigo non è più disposta a tollerare le ingiustificate accuse e le offese gratuite che altre associazioni agricole, direttamente e indirettamente, mandando avanti i loro militanti, ci stanno rivolgendo da mesi”. Così il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, pone fine alle voci che, sulla stampa e ai convegni, cercano di far ricadere sulla massima organizzazione agricola polesana, le responsabilità per le difficoltà di commercializzazione del mais contaminato da aflatossine. L’accusa mossa a Coldiretti è di non aver appoggiato la proposta delle altre organizzazioni agricole di elevare il limite legale minimo di tossine nel granturco, per far sparire di colpo la contaminazione, agevolando così la commercializzazione anche del prodotto non conforme.
“Abbiamo organizzato per lunedì 4 marzo – riferisce il presidente – una grande assemblea coi dirigenti ed i soci interessati, in cui faremo chiarezza, dati alla mano, sulla reale portata del problema delle aflatossine e sulle responsabilità del danno ai produttori maidicoli. La prima responsabilità va a coloro che hanno gestito l’emergenza senza applicare quanto previsto dalla direttiva della Regione Veneto del 2005, non differenziando il mais in base alla presenza di tossine riscontrate (o non riscontrate) e che non lo hanno lavorato, fin da subito, perdendo così tempo prezioso. Al contrario – prosegue Giuriolo - hanno stoccato una massa confusa di mais nei depositi, salvo rendersi conto che in questo modo era invendibile ed allora si è preferito proporre l’innalzamento dei limiti di legge, pur sapendo che non era praticabile, come ha risposto il ministero della Salute. Questa falsa soluzione è stata appoggiata da alcune associazioni di categoria, che hanno trovato un motivo per scaricare le responsabilità, invece di impegnarsi a cercare soluzioni per collocare il mais da trattare. Il mais polesano, in particolare – spiega Giuriolo – sta ancora pagando la campagna denigratoria apparsa sui quotidiani locali ad agosto e settembre 2012, tanto che da allora è passato da mais fra i migliori d’Italia a mais ‘da evitare’, per questo abbiamo parlato di speculazione in atto. Dove sta la ricerca pubblica, che tanto ha dato una mano all’agricoltura veneta nel passato?”
“Nella nostra assemblea – specifica il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli – parleremo anche degli interventi che abbiamo fatto per dare una risposta al problema, sia in termini economici che di sbocco per il prodotto no-food. Inoltre, ci dedicheremo alla specifica trattazione di come i produttori si possono attrezzare con le migliori tecniche agronomiche di prevenzione delle aflatossine, poiché siamo di fronte ad un problema strutturale, che può ripresentarsi, anche se, ci auguriamo, non con l’intensità del 2012. Vogliamo dare il messaggio positivo che le aflatossine non sono una tragedia, se vengono affrontate da tutti gli attori della filiera, produttori, essiccatori ed operatori, con senso di responsabilità e rispetto delle normative”.
Scheda
LE AFLATOSSINE, COSA SONO
Le aflatossine del mais sono tossine prodotte dal fungo aspergillo, che può contaminare la pianta del granturco risalendo attraverso le radici da un terreno con residui colturali contaminati; oppure mediante le spore del fungo, portate dal vento o dagli insetti, durante il periodo di fioritura della pianta del mais. Il fungo aspergillo prolifera quando la pianta si trova in stato di stress nutrizionale o idrico, quindi, in connessione soprattutto con le alte temperature in campo, quando la pianta può trovarsi nell’incapacità di traspirare per carenza d’acqua.
Le aflatossine, la B1 e la M1 (quest’ultima derivata dalla prima, è prodotta dal fegato degli animali alimentati col mais tossico e viene riscontrata nel latte) sono tossiche e cancerogene per il fegato dell’uomo. Per questo l’Unione europea ha stabilito dei limiti severi di tossine nella granella di mais ad uso zootecnico e per l’alimentazione umana, ed il mais così considerato tossico, non può entrare nella catena alimentare.
La Coldiretti ha deciso, coerentemente con la propria progettualità, di lasciare che sia il ministero della Salute a decidere su questi limiti, perseguendo la strada della salubrità, sostenibilità, sicurezza e qualità del cibo agroalimentare.
Lo stesso Minisalute si è, comunque, pronunciato per l’impraticabilità di questo ipotetico innalzamento della soglia di contaminazione. Altre organizzazioni agricole hanno fatto di questa proposta la panacea per le aflatossine nel mais, accusando Coldiretti di essere la causa di tutto il mais tossico invenduto. Accusa evidentemente pretestuosa e irragionevole.
Intervento SRG01 Nome intervento BIOPLASTICA VEGETALE - Bioprocessi per la produzione sostenibile di bioplastica da scarti agricoli
Codice Intervento SRG01
Nome Intervento SRG01 - Sostegno ai gruppi operativi PEI AGRI - Fase di attuazione dei GO
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