31 Maggio 2013
MALTEMPO, COLDIRETTI CHIEDE LA CALAMITA’ NATURALE

La Coldiretti Rovigo ha chiesto formalmente alla Regione Veneto di avviare le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità naturale per gran parte del territorio polesano, dove le produzioni agricole sono state martoriate dalle continue piogge battenti di una primavera che non si vedeva da cinquant’anni.
“A seguito di un attento sopralluogo, in parte effettuato con i dirigenti di Avepa, abbiamo osservato delle condizioni evidenti di danno nella maggioranza dei comuni della provincia - commenta il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo. – In tante situazioni siamo ben oltre quel 30 per cento di danno alla produzione lorda vendibile aziendale, necessario e sufficiente per la richiesta di calamità naturale ed i conseguenti indennizzi”.
 
“Per ora possiamo fare solo una stima preventiva dei danni - spiega il presidente Giuriolo, - poiché una vera quantificazione l’avremo fra luglio ed agosto, quando saranno chiuse le raccolte della maggior parte delle colture che ora sono in campo. Risultano evidenti – prosegue, - le ripercussioni dell’eccessiva pioggia sui cereali a paglia: il grano soffre di asfissia radicale, rischia malattie per i mancati interventi fitosanitari ed ha avuto poco accestimento (quantità di steli per seme); il mais, quando è stato seminato, ha più di due mesi di ritardo e questo, accorciando i tempi del ciclo vitale della pianta, causerà perdite produttive”. Le aree più danneggiate per i cereali sono il comprensorio di Lendinara, dal Canalbianco all’Adige, il territorio attorno a Badia e l’alta sinistra Po.
“Nel comparto frutticolo, che si estende in tutto il medio/alto Polesine, – ricorda il presidente, - i problemi maggiori si riscontrano sul pero Abate, dove la cascola dei frutticini arriva al 70 per cento, con punte eclatanti del 90 per cento. Il kiwi, in ritardo con la fioritura, rischia la mancata allegagione per oltre il 30/40 per cento, e si arriverà al 70 se persistono gli sbalzi di temperatura di questi giorni. I frutteti di peschi, oltre alla mancata allegagione per il del 35/40 per cento, rischiano concretamente la morìa delle piante per asfissia radicale”.
Altro comparto in forte sofferenza è quello orticolo in pieno campo, che gravita attorno a Lusia, dove è compromesso il ciclo produttivo primaverile. “I trapianti si sono fatti tra una pioggia e l’altra - spiega il presidente. – Le aziende hanno avuto forti perdite per aver acquistato le piantine ed averle dovute buttare, non essendo riuscite a metterle a dimora. A caduta, le aziende vivaistiche hanno stravolte le programmazioni con i produttori. Mediamente – aggiunge Giuriolo – stimiamo un danno del 35 per cento circa di mancato prodotto”. Con l’innalzamento delle temperature e la forte umidità ci sono le condizioni ideali per il proliferare di malattie fungine come peronospora, botritis e batteriosi che possono definitivamente compromettere le colture in campo.
I danni toccano anche le colture foraggere, in modo particolare l’erba medica. Negli impianti pronti per il primo taglio non si è stati in  grado di intervenire per la fienagione nel momento giusto, con scadenza della qualità e rischio di perdere un taglio.

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