8 Ottobre 2011
NITRATI, L’INQUINAMENTO NON ARRIVA DALL’AGRICOLTURA

Giuriolo (Coldiretti): «L’Europa redistribuisca le responsabilità fra insediamenti urbani e produttivi»

«L’Europa si sta accorgendo che non sono gli agricoltori i maggiori produttori di inquinamento da nitrati: è il primo passo per redistribuire il peso dei vincoli normativi in misura proporzionale tra le diverse fonti di inquinamento, a partire dalla depurazione civile e dagli inquinamenti industriali che, secondo i più recenti studi, sono i principali responsabili dell’impatto ambientale dell’azoto».
Così il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo, commenta la deroga alla normativa sui nitrati, concessa all’Italia dal Comitato nitrati della Commissione europea, che consentirà di superare il limite attuale dei 170 chili di azoto di origine organica per ettaro, fino ad un massimo di 250 chili.
Il problema che la cosiddetta “direttiva nitrati” ha creato in Polesine, è quello di limitare gli spandimenti di concime organico (letame), che contengono naturalmente i nitrati, a valori del tutto insufficienti per le coltivazioni e di costringere le aziende agricole a servirsi di grandi superfici di terreno, a costo di doverle affittare o acquistare. Il tutto sul presupposto che la causa maggiore dell’inquinamento da nitrati e, dunque, da azoto, nei terreni e nelle acque, fossero le aziende zootecniche. Un assunto che si sta rivelando infondato in base agli ultimi studi di Veneto agricoltura e dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).
«In Polesine gli allevamenti di bovini e suini sono pochissimi – spiega il presidente Mauro Giuriolo – però la nostra provincia era stata ugualmente classificata “zona vulnerabile”, con un eccessivo carico di azoto nelle falde freatiche, senza indagare quali fossero le reali fonti di inquinamento da nitrati: in primis, gli scarichi urbani, spesso senza depuratore funzionante, e gli inquinamenti industriali, anche non polesani. La deroga europea – continua Giuriolo – pur non essendo la soluzione defintiva, apre finalmente la strada ad una riscrittura della normativa sui nitrati, con l’aggiornamento delle cosiddette “zone vulnerabili”, l’accertamento delle effettive responsabilità e la ridefinizione dei carichi inquinanti attribuibili ai diversi settori civili e produttivi, sino ad oggi caricati a torto completamente sulle spalle degli allevatori. Andiamo a vedere da dove arriva veramente l’impatto dell’azoto sui terreni e scopriremo che la situazione è molto diversa da quella immaginata della “direttiva nitrati”».
«La deroga portata a casa dall’Italia – conclude Giuriolo – è anche il frutto di un impegno assunto da Coldiretti, a tutti i livelli, regionale e nazionale, per dimostrare e convincere gli interlocutori politici che l’attuale “direttiva nitrati” penalizzava ingiustamente soltanto le aziende agricole, in particolare gli allevamenti, già provati da una crisi strutturale».

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