Coldiretti, «attenzione al rischio psicosi sul comparto orticolo»
I Mercati di Lusia e Rosolina, almeno per il momento, non stanno subendo contrazioni di domanda di cetrioli o di altre verdure “made in Polesine”, ma esiste il rischio che il diffondersi della “psicosi del cetriolo infetto”, provochi anche a Rovigo, quello che sta succedendo nel resto del Veneto, dove gli orticoltori perdono 600 mila euro ogni giorno, per il blocco delle spedizioni in Germania.
Così Coldiretti Rovigo segnala le possibili conseguenze economiche dell’epidemia tedesca da batterio Escherichia coli, ricollegata, almeno inizialmente, alla contaminazione di un lotto di cetrioli importati dalla Spagna in Germania.
«Ormai da un anno i prezzi delle orticole non coprono i costi di produzione, soprattutto per la mancanza di una vera valorizzazione del “made in Italy”. – spiega Romeo Boaretto, vicedirettore di Coldiretti Rovigo – Se si aggiungesse pure la psicosi del consumatore, l’intero comparto orticolo sarebbe duramente colpito».
Coldiretti Rovigo precisa che la produzione polesana di cetrioli è di altissima qualità, anche se i quantitativi sono meno importanti rispetto alle altre orticole. Si coltiva soprattutto il cetriolo classico, che va consumato crudo dopo averlo sbucciato: lavaggio e sbucciatura sono un’ulteriore garanzia di igiene, mentre il cetriolo “incriminato” è quello di tipo “olandese”, lungo, che va consumato con la buccia ed è apprezzato particolarmente nel nord Europa.
«I nostri produttori di orticole delle aree vocate (Lusia e Rosolina) sono altamente specializzati – aggiunge Romeo Boaretto – In 50 anni di esperienza, hanno sviluppato tecniche di lavorazione di altissimo livello ed elevate competenze professionali, che garantiscono la salubrità del prodotto in tutte le fasi. Le serre sono irrigate con impianti a goccia che consentono la razionalizzazione delle risorse idriche. L’etichettatura permette ai consumatori di riconoscere questi ortaggi e di sceglierli consapevolmente; la tracciabilità, per cui si è tanto battuta la Coldiretti, mette in trasparenza la filiera».
«Per dare una garanzia ulteriore ai consumatori abbiamo commissionato delle analisi supplementari sul prodotto, oltre ad etichettare tutto col nome dell’azienda», spiega Gianni Pomaro, presidente della coop agricola I pioppi, associata Coldiretti di Lusia, uno dei maggiori produttori di cetrioli della zona: un ettaro e mezzo di coltivazione fuori suolo con tecniche d’avanguardia.
La domanda resta stabile. «Siamo un mercato alla produzione – dichiara Rossano Fontan direttore della Centrale ortofrutticola di Lusia – Al 99,9 per cento acquistiamo prodotti del territorio e possiamo dormire sonni tranquilli. Ad oggi le vicende dei cetrioli spagnoli non ci hanno particolarmente toccato, e speriamo che non si inneschi una psicosi: non è corretto sparare sui prodotti agricoli senza sapere effettivamente cosa è successo, rischiando di mandare in crisi un intero settore».
In questo periodo al Mercato di Lusia si scambiano soprattutto lattughe di ogni varietà, in particolare Insalata di Lusia Igp, e poi sedano, carote, aglio verde, radicchio di Lusia.
Il Mercato di Rosolina, sta commercializzando soprattutto radicchio rosso tondo precoce, patate, cipolle e carote. «Non abbiamo ingressi di cetrioli – dichiara Stefano Milan coordinatore tecnico della Centrale – ma registriamo che tutto il prodotto spagnolo, comprese le pesche e le nettarine, sta subendo una diminuzione di domanda; la richiesta di prodotto nostrano, invece e per adesso, non ha subito variazioni particolari».
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